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QUEER                                                                    TEORIE 1980-2000                                                    QUEER? O DELL'ETERNO RITORNO

1/7/2019

 


​ANNi 80 | femminismo radicale

A partire dagli anni 80, il mutamento di prospettiva si spinse così lontano che Catharine Mackinnon rivendicò per il suo femminismo radicale una linea di discendenza diretta col passato, chiamandolo, nel 1987, semplicemente Femminism Unmodified, femminismo immutato. Il movimento di liberazione della donna ebbe un effetto così potente da dare il via ad un gran numero di altri movimenti.

Così mentre da una parte una rete di ricercatrici femministe elaborava studi politici, un'altra produceva tutta una letteratura di teorizzazioni altamente astratte. I principali autori di riferimento di queste teorie sono Michelle Foucault e Jacques Derrida in Francia.


​FOUCAULT & DERIDDA

​Foucault ne La volontà di sapere del 1976 sosteneva che la società non reprimere la sessualità, la quale semplicemente non esiste in natura, piuttosto, erano stati discorsi che circolavano nella società a produrre la sessualità, come forma culturale, nel momento storico del passaggio dalla tradizione alla modernità. Questo aveva permesso lo sviluppo di una nuova forma di potere sui corpi e sui loro piaceri, grazie al potere esercitato, non solo, dalla legge ma anche dalla medicina, dalla psicoterapia e dalla stessa sessuologia. La tesi foucaultiana condusse così, il costruttivismo sociale verso nuovi territori, e fu adottata da una gran quantità di ricerche successive sulla sessualità e sulla produzione delle identità sessuali.

In generale, la tesi di Deridda sull'infinito differimento del significato nel linguaggio e l'elaborazione della tecnica della decostruzione, sono stati considerati come l'autorizzazione a mettere in dubbio la stabilità di qualsiasi concetto, di qualsiasi identità, comprese le categorie sui quali si basa il pensiero femminista. Un'opera in linea con queste argomentazioni è Scambi di genere di Judith Butler del 1990, divenuta il testo più autorevole del femminismo accademico degli anni novanta. Butler sosteneva che le categorie di genere non hanno fondamenti stabili, e di conseguenza non li ha neppure la strategia femminista. Il genere performativo, diceva, che produce l'identità attraverso l'azione, non può descrivere una qualche realtà preesistente.


​anni 90 | femminismi

​Il risultato di queste divergenze all'interno del femminismo portò, in primo luogo, ad una crescita esponenziale di posizioni, punti di vista e identità. Così, negli anni Novanta, divenne abituale tra femministe bianche delle classi medie parlare di femminismi anziché di femminismo, proprio per riconoscere la diversità e rifiutare il privilegio. Un percorso simile è stato fatto per esempio dalle femministe nere nel nord America, che sostenevano che l'uso acritico della categoria donne nel femminismo radicale liberale, occultasse la realtà del razzismo. 

​L'accento posto sulla razza, poi, ha avuto come risultato il moltiplicarsi delle posizioni che rappresentavano le diverse prospettive di ogni specifico gruppo di donne: 
femminismo nero, femminismo sudamericano, femminismo indigeno, femminismo lesbico, femminismo del terzo mondo. In secondo luogo, si pose il problema di come andava interpretato l'ordine di genere su scala mondiale.

​Già Maria Meis nel 1986, con Patriarchy and Accumulation on A world Scale - testo nato dai grandi dibattiti internazionali - aveva sviluppato un'analisi del colonialismo e del capitalismo mondiale come sistemi intrinsecamente orientati in base al genere; alla fine del secolo, nel 1997, Nira Yuval-Davis riprese l'argomento esaminando il contributo cruciale delle relazioni di genere in diverse dimensioni importanti dei progetti nazionalisti: riproduzione nazionale, cultura nazionale, cittadinanza, conflitti e guerre nazionali. Il suo Gender and Nation resta, a tutt'oggi, il testo di riferimento sull'argomento.


​anni 00 | involuzione

​Alla fine degli anni Novanta la nuova sinistra si stava frammentando. Ovunque il movimento di liberazione della donna come movimento sociale partecipativo si andava smembrando a causa delle divergenze sulle questioni riguardanti la sessualità, mentre, all'esterno, andò incontro a una resistenza ancora più compatta. Politicamente si bloccarono le aperture verso il femminismo e si ritirarono i programmi sociali sotto la pressione del capitale a livello globale.

Antifemminismo e omofobia sono divenuti i temi principali di fazioni sempre più numerose di gruppi razzisti e nazionalisti, che in Francia hanno guadagnato una certa forza, e che in Austria e Italia, dal 2000, sono entrati a far parte della politica ufficiale. 

Schizofrenia insita in qualsiasi struttura preconfezionata, che a partire dagli anni zero, vede, in parallelo, la proliferazione di testi che invece di ricercare - come si è fatto fin ora nella storia - tracce e storie queer, per sottolinearne la normalità, cercano, invece, di avvalorare la tesi, che sia proprio l'eterosessualità ad essere innaturale per l'essere umano, ingabbiandolo in schemi e recinti invisibili, non permettendogli una piena consapevolezza. Un testo per tutti, The Invention of Heterosexuality curato da Lisa Duggan e Jonathan Ned Kanz del 2007.

gb 
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Queer. Teorie | Omosessualità

1/7/2019

 
Nell'Europa medievale e all'inizio dell'epoca moderna, l'omosessualità era spesso definita come disonorevole o concepita come un atto criminale al pari della blasfemia, perché accomunata a pratiche che andavano contro la religione o l'ordine sociale. Fino a questo periodo, l'omosessualità era pensata, quindi, come una caratteristica particolare: un peccato che chiunque, trascinato nella lussuria e nella superbia, avrebbe potuto commettere .

A partire dal XVIII secolo però, col fiorire delle città commerciali dell'Europa occidentale, l'omosessualità iniziò ad essere vista come pratica di parte di un gruppo distinto di uomini e, alla fine del secolo, nuove leggi, condussero alla sua criminalizzazione, con frequenti controlli e arresti
da parte della polizia.
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​Il termine omosessuale compare per la prima volta nel 1869 in un pamphlet dello scrittore ungherese Karoly Maria Kertbeny, scritto contro l’introduzione da parte del governo prussiano di una legge che puniva gli atti omosessuali. Nel codice prussiano del 14 aprile 1851 c’era un paragrafo che puniva gli atti contro natura commessi tra uomini e con gli animali. Temendone un’estensione anche al nuovo codice unitario, Kertbeny scrisse al ministro per sostenere che lo Stato non aveva diritto di intromettersi nel comportamento sessuale delle persone.

Nello stesso periodo invece Magnus Hirshfeld coniò i termini di uranismo, travestitismo, transessualità. A suo avviso, queste tre condizioni erano gradazioni di quello che lui chiamava terzo sesso o condizione sessuale intermedia. Gli uranisti erano quindi per lui, come i transessuali, degli “invertiti”: anime di donna in corpi maschili. Il loro desiderio per gli uomini era quindi un desiderio che oggi definiremmo eterosessuale.

Parallelamente, l'omosessualità veniva definita nei termini di una condizione medica: un'espansione dell'idea di patologia che ora includeva anche il comportamento sessuale. Psikopatja sexualis del 1886 - uno dei testi fondanti della sessuologia moderna e della riforma giuridica sul sesso - del medico austriaco Riccardo von Krafft-ebing, rappresenta il caso di diversificazione più importante sul piano medico legale, divenendo la base delle teorie che hanno dato forma all'odierna figura dell'omosessuale.

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​Nel 1905 nei Tre saggi sulla teoria sessuale, anche Freud comincia a delineare sfumature diverse all'interno dell'omosessualità. 
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La preferenza nei confronti di una persona dello stesso sesso può essere, dice il viennese, assoluta o anfigena, bisessuale in altre parole. Può verificarsi in maniera occasionale o in condizioni quali l’assenza prolungata di un oggetto eterosessuale e può essere presente fin dall’inizio e persistere per tutta la vita oppure può comparire o ricomparire anche dopo lunghi matrimoni eterosessuali da cui sono nati dei figli. Alcuni omosessuali, inoltre, riscontrava Freud, vivevoano la loro tendenza come qualcosa di ovvio, volendo riconosciuti i loro diritti, altri invece ne entrano in conflitto.

Nel 1910, in  Osservazioni cliniche, Freud esamina la storia di una malattia psichica raccontata in prima persona dal paziente, in questo caso l'autorevole Presidente di Corte d’Appello di Dresda. Le sedute rilevavano, da parte del presidente l’inaccettabilità della pulsione omosessuale passiva nei confronti del padre. In questo rifiuto, Freud ipotizzava l'inizio di un processo psicotico che avrebbe potuto condurre ad una grave malattia mentale.

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​Ma nonostante le innovazioni e le intuizioni rispetto alle teorie del tempo, la psicoanalisi continuò a presupporre una sessualità biologicamente orientata verso un esito innato, maturo, normale: l’eterosessualità riproduttiva. E col prevalere del moderno ideale di salute su quello medievale di salvezza (concepita come pratica deviante), l’omosessualità, non fu più una pratica immorale, ma una condizione psicopatologica oggetto di studio e, se possibile, di cura.
All'indomani della secondo conflitto mondiale, all’interno della letteratura psicoanalitica anglosassone, si iniziò ad intendere l’omosessualità come una patologia simile alla nevrosi, alla perversione o ad un disturbo nell’area del narcisismo. Tuttavia nel 1948 Alfred Kinsey scopriva che gran parte della popolazione maschile aveva avuto una qualche esperienza omosessuale tra l’adolescenza e la vecchiaia. La sua misurazione in scala – che andava da zero (esclusivamente eterosessuali) a sei (esclusivamente omosessuali) – non fece altro, però, che ribadire l’idea di una sessualità rigidamente organizzata e negli anni Cinquanta cominciarono a consolidarsi quei criteri, che ancora oggi, definiscono le identità sessuali su una rigida dualità e su precise “specie”.

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​Nel corso degli anni Sessanta, autori come Bieber, Ovesey, Socarides, Hatterer, i capostipiti del movimento delle terapie riparative, consideravano l’omosessualità una patologia grave, un sintomo poliderminato, e in quanto tale, curabile e convertibile in eterosessualità attraverso un approccio direttivo-suggestivo. Nell’autobiografia Public Faces, Hidden Lives del 1976, H. Brown un omosessuale sottoposto a questo tipo di trattamento, testimonia che non soltanto non è riuscito a guarire dall’omosessualità, ma ha avvertito vergogna, isolamento e disperazione per il suo persistere. Numerose altre testimonianze, riferiscono di sospensioni temporanee con adesioni a una sessualità etero, con inevitabili ricadute.

Alla fine degli anni Sessanta le cose cominciano a cambiare. Con la rivolta di Stonewall, avvenuta a New York nella notte tra il 27 ed il 28 giugno 1969, si affermò il Movimento di liberazione per i diritti degli omosessuali e nel 1973 la comunità psichiatrica americana, dopo una lunga “guerra civile” (documentata in Lingiardi, 1996), decise l’eliminazione dal terzo Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) dell’omosessualità egosintonica, a cui seguirà poi anche quella egodistonica. 

A partire da questi aggiustamenti, la Psicologia riconobbe gli stati di acquisizione di una identità omosessuale, presentandola come una tra le possibili identità sessuali assunte all'interno della società contemporanea, così come trattata da Troiden in Model of Sexual Identity nel 1989.


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La Sottise, 2019
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La Sottise, 2019

Eterosessualità

Il Corpo


​Nei primi anni del Ventesimo secolo eterosessualità e omosessualità non erano ancora termini medici e nessuno dei due godeva dello status di sessualità normale. Solo nel 1934 l’eterosessualità assunse la definizione che conosciamo ancora oggi: manifestazione di passione sessuale per una persona di sesso opposto; sessualità normale..

Storicamente l'idea che il corpo umano si dividesse in due categorie opposte, divenne generale soltanto nel XIX secolo. Le differenze nelle prime fasi dello sviluppo, sono relative. Persino gli organi riproduttivi esterni che sono ovviamente diversi, pene, clitoride, scroto e labbra, si sviluppano a partire da un medesimo organo.
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La Sottise, 2019
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Corpo. Assoggettamento

Lesbismo


​​Per Foucault, come per Nietzsche, i valori culturali emergono come risultato di un’iscrizione sul corpo, considerato come una pagina bianca. E per assumere significato, il corpo deve essere “distrutto”. Devastazione necessaria per produrre il soggetto che parla e le sue significazioni. In Purezza e pericolo
Mary Douglas, il corpo
viene descritto come modellato attraverso marcature che instaurano codici..

​La lesbica, afferma Wittig, si pone aldilà dell’opposizione binaria tra donna e uomo: non è né una donna, né un uomo.  La lesbica non ha sesso. Il sesso è qualcosa che viene prodotto e fatto circolare attraverso significazioni oppressive nei confronti di donne, gay e lesbiche. Il compito della politica dovrebbe essere il rovesciamento di tutto il discorso su cui si istituisce il genere..
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QUEER                                                                    TEORIE                                                                STRUTTURALISMO | ESOGAMIA E PATRIARCATO

1/7/2019

 

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​«Non esiste alcun ‘essere’ al di sotto del fare, dell’agire, del divenire: ‘colui che fa’ non è che fittiziamente aggiunto al fare – il fare è tutto».

​F. Nietzsche, Genealogia della morale​
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Lévi-Strauss

L’antropologia strutturale di Lévi-Strauss - compresa la distinzione problematica tra natura e cultura - è stata rielaborata da alcune teoriche femministe per spiegare il meccanismo attraverso cui il sesso viene trasformato in genere, stabilendo, così, l’universalità culturale dell’oppressione in termini non biologici. Sancita la costruzione storica, la stessa nozione di patriarcato, in questa rilettura femminista, rischiava di diventare un concetto universalizzante, tanto si concentrava sulla fissità della legge espressa da Lévi-Strauss.

Ne Le strutture elementari della parentela, la sposa, la donna, figura quale termine relazionale tra gruppi di uomini: non ha un’identità, né scambia un’identità per un’altra. Riflette, cioè, l’identità maschile proprio nell'essere la sua assenza. Questa, che l'autore definisce come regola esogamica, esprime un valore sociale: fornisce il mezzo per intensificare la solidarietà tra gli uomini in un sistema maschile, patriarcale e patrilineare.

Lévi-Strauss concepisce, in questo modo, la realizzazione artificiale di un’eterosessualità non incestuosa estratta. Il divieto dell'incesto, che per l'autore non è un fatto sociale ma una fantasia culturale pervasiva, genera il tabù dell’eterosessualità esogamica.


STRUTTURALISMO VS FEMMINISMO

Pur riconoscendo l'esistenza del tabù, alcuni studi femministi, affermavano intelligentemente,  che non significava che il divieto, effettivamente, venisse rispettato. Anzi, la sua stessa esistenza, secondo le cronache nere, confermava, ieri come oggi, che desideri, azioni, persino pratiche sociali di incesto, vengono generati proprio in virtù dell’erotizzazione del tabù stesso. 

Posta così la questione, la naturalizzazione dell’eterosessualità e la capacità maschile di agire sessualmente apparivano, secondo queste teorie, come mere costruzioni discorsive, assunte come fondative della struttura patriarcale. Monique Witting, a questo proposito nell'intraprendere una critica politica della genitalità, parla di «inversione» come pratica critica di lettura, valorizzando quelle caratteristiche di una sessualità non sviluppata individuate da Freud e inaugurando, per superare la sottomissione generata dalla struttura eteronormata, «una politica post-genitale». ​

gb 
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1/7/2019

 
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Stonewall, New York 1969


​NOVECENTO

La comunità lesbica è nata in un momenti storici e in luoghi ben precisi. A Berlino e Parigi negli anni venti e anni trenta, nelle grandi città dell'occidente durante il movimento femminista negli anni settanta, e ha permesso l'inizio, a partire dalla seconda metà del XX secolo, della battaglia per i diritti degli omosessuali.

​Salotti, bar e librerie furono i primi luoghi in cui le lesbiche  affermarono la propria identità. Ed è proprio da queste esperienze che, agli inizi del XX secolo, nacque la distinzione fra le butch e le femme (o lipstick lesbian), in base all'atteggiamento mascolino o femminile con cui le lesbiche si identificavano e si vestivano. Negli Stati Uniti ad esempio, i bar in cui si incontravano erano spesso soggetti a raid punitivi da parte della polizia e alla discriminazione da parte della società dell'epoca.


​FREUD

Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile è l'unico saggio che nel 1920 Freud dedica all’omosessualità femminile. Nel testo si esamina la vita di una donna di buona famiglia che, pur interessandosi al marito ed ai bambini, si innamora di un'avvenente donna mondana. Freud ipotizza che l'evento scatenante il cambiamento di rotta, risalirebbe a quando il padre e la madre hanno concepito un altro figlio, suo fratello. Secondo Freud la giovane avrebbe voluto lo stesso figlio dal padre, entrando in conflitto con la madre. Pur non essendo questa l’unica interpretazione possibile, la ragazza, sentendosi delusa e tradita, si identificherebbe con il padre, aumentando l’amore nei confronti della madre, al fine di compensarne l'odio. Non potendola avere come amante, conclude il viennese, la ragazza cerca un sostituto cui legarsi al di fuori della famiglia e diventando lesbica cede il passo alla madre nel rapporto con gli uomini, riappacificandosi con lei.


​DEUTSCH

​Sul lesbismo, Helen Deutsch, importante allieva di Freud, farà un passo avanti in Adolescenza nel 1944. Sviluppando le teorizzazioni del maestro sulla bisessualità iniziale 
​Deutsch studia i possibili sviluppi dell’omosessualità in questo momento particolare della vita, in cui tutti gli adolescenti, anche quelli che diventeranno eterosessuali, hanno la figura dell’amico/a del cuore. Un doppio di sé che facilita il distacco dai genitori favorendo le relazioni con i pari. 
Nell’analisi di una paziente grave, invece, Deutsch parla di un’omosessualità femminile esclusiva, che si manifesta quando la ragazza ha la necessità di compensare il legame precoce con una figura materna sadica e fonte di sofferenza. Attraverso l’esperienza omosessuale, che ricalca i modi di una relazione madre/bambina soddisfacente, la rottura emotiva può essere riparata.


​Daughters of Bilitis

Come conseguenza dello stigma sociale verso l'omosessualità, il rapporto delle lesbiche con la società rimase per lungo tempo all'insegna dell'invisibilità, e ancora oggi, parte di questa invisibilità viene denunciata rispetto all'attenzione data dai media a l'omosessualità maschile. Ma nonostante lo stigma, nel 1955 fu fondata a San Francisco una delle prime organizzazioni lesbiche, la Daughters of Bilitis, con lo scopo di creare un luogo tranquillo per la socializzazione e il confronto, occupandosi, successivamente, anche della lotta per i diritti delle donne lesbiche.


​STONEWALL

​Fu proprio la mancanza di visibilità e il disprezzo della società a spingere la comunità lesbica, gay e trans a forme di ribellione che raggiunsero il culmine con la rivolta di Stonewall, il famoso locale di New York, il 28 giugno del 1969. Per tre giorni la protesta si riversò nelle strade e rappresentò il primo passo verso la liberazione dalla vergogna e dallo stigma sociale e l'affermazione orgogliosa del diritto a vivere la propria vita. Da qui, la nascita del movimento lesbico, gay e trans che, ancora oggi con il nome di Gay pride (orgoglio gay) commemora Stonewall con manifestazioni in molte città del mondo.


​AMORE TRA DONNE

Molti furono gli studi intrapresi in nome della liberazione e del rispetto, e uno dei più significativi fu quello di Charlotte Wolff, una psichiatra di origine tedesca, che nel 1971 pubblicò Amore tra donne, primo studio sul lesbismo ad interessarsi a donne non portatrici di patologie psichiatriche, e in cui il termine lesbismo veniva usato per definire quelle donne che preferiscono a livello emozionale, amoroso, affettivo e sessuale le relazioni con altre donne. Le lesbiche non erano più malate!

Dagli anni Settanta, quindi, si afferma sempre di più l'idea che "lesbica" sia una definizione che spetta alle donne stesse adottare o rifiutare, e che il lesbismo è un tratto importante della personalità di ogni donna.

gb 
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1/7/2019

 
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Joan Hodgson Rivière (1883 – 1962)


​TRAVESTIMENTO

Nel saggio La femminilità come travestimento, Joan Rivière, nel 1929, presentava la sua idea della femminilità come mascherata. Seguendo le tipologie proposte da Ernest Jone, attraverso la teoria dell’aggressività e della risoluzione dei conflitti, Rivière passava in rassegna, lo sviluppo della sessualità femminile secondo forme eterosessuali e omosessuali, concentrandosi però, sui tipi intermedi che annullano i confini sia dell'eterosessualità sia dell'omosessualità. Per tipi intermedi, Rivière intendeva quegli uomini e donne che pur essendo fondamentalmente eterosessuali nel loro sviluppo, rivelano chiaramente delle marcate caratteristiche tipiche dell’altro sesso.

Partendo dal considerare ciò che significa mostrare le caratteristiche del proprio sesso, per arrivare a comprendere, come queste caratteristiche esprimono o riflettono un apparente orientamento sessuale, nella sua ricerca, la psicoanalista postulava che la coerenza tra genitali e orientamento sessuale fosse in realtà una formazione immaginaria. Infatti, la libido, intesa al maschile nella società eteronormata, diventava così, la fonte da cui si presumeva derivasse ogni possibile sessualità, e il riferimento ultimo a cui, le sessualità dovevano adeguarsi. 


​FINZIONE

Ad esempio, in contesti apparentemente altri rispetto l'eterosessualità, ci informa l'autrice, l’omosessuale e la lesbica non rappresentano un’analogia tra omosessualità maschile e omosessualità femminile. Volendo semplificare, una donna che desidera la mascolinità, sceglie la femminilità perché teme le conseguenze dell'avere atteggiamenti maschili in pubblico. Paventa insomma il giudizio eteronormato. Allo stesso tempo, la "mascolinità" parodiata dall'omosessuale maschio viene assunta, per nascondere, non agli altri ma a sé stesso, una incontrollabile femminilità.

La donna eterosessuale, dal canto suo, e rispondendo sempre all'ideale maschile della libido, assume la mascherata consapevolmente, per nascondere la sua mascolinità ad un pubblico di uomini, che in realtà, vorrebbe castrare.

Insomma 
tutti impersonifichiamo un ruolo. Nessuno è sé stesso. E questo perché, seguendo l'autrice, rispondiamo tutti, consapevolmente o meno, ad un ideale di società, quella eteronormata. Un ideale che nessuno vuole ma a cui tutti dobbiamo rispondere. Sono le credenze inculcate, i luoghi comuni, i pregiudizi e le convinzioni errate, nonché l'educastrazione come la definiva Mario Mieli, che non ci permettono di esprimere la nostra vera natura.

gb 
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1/7/2019

 


SISTEMA OCCIDENTALE
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Le conquiste imperialiste, il neocolonialismo e gli attuali sistemi, hanno messo in contatto delle società molto diverse. La suddivisione del lavoro secondo il genere è comune a tutto l'arco della storia e a tutte le culture, ma, per quanto sia estremamente diffusa, la divisione del lavoro, basata sul genere, non è esattamente la stessa nelle diverse culture, nei diversi momenti della storia. Il medesimo compito, può essere considerato un lavoro da donne in un contesto, un lavoro da uomini in un altro. Il lavoro agricolo ne è un esempio lampante.
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Il norvegese Oyster Holter, nei suoi studi del 1995-1997, sosteneva che la divisione per genere costituisce la base strutturale dell'ordine di genere in Occidente, non negli ordini di genere delle società non occidentali e non capitalistiche. Ciò che venne alla luce, non fu soltanto scoprire che le nostre concezioni della maschilità e della femminilità erano strettamente connesse a questa divisione, ma si prese atto che le relazioni sociali che governano il lavoro in Occidente, fuori erano molto diverse.

In un contesto capitalistico il lavoro viene svolto per un compenso monetario, viene comprato e viene venduto, seguendo la regola del profitto. Nei contesti fuori le mire del mercato globale, invece, il lavoro viene svolto gratuitamente, per amore o per dovere reciproco, secondo la logica dello scambio. Lavoro salariato e lavoro gratuito avvengono in contesti relazionali diversi, sottolineava Holter, e di conseguenza “producono” significati culturali diversi. Da queste differenze strutturali, affermava il norvegese, scaturiscono delle esperienze diverse tra uomini e donne, così come le idee sulla differente natura degli uni e delle altre.


​DIVISIONE DEL LAVORO

La divisione di genere nella cura dei figli fa parte della più ampia divisione del lavoro all'interno della società. In America, grazie allo sviluppo di un filone femminista di ricerche, si mise in luce, proprio, la differenza di genere nel modo di allevare i bambini. Queste ricerche pur appurando che anche gli uomini potessero fare le madri, come scrisse Riesman nel 1986, nella società occidentale contemporanea, ben pochi di loro lo fanno effettivamente, rintracciando le ragioni più nella sfera economica che nella sfera psichica.

La divisione del lavoro, però, 
è solo una parte di un processo più generale. Nel moderno sistema economico, il lavoro condiviso di uomini e donne è incorporato in tutti i prodotti e i servizi maggiori, quindi nel processo di crescita economica. Il potere, in quanto dimensione del genere, costituiva un elemento centrale nel concetto di patriarcato elaborato dal Movimento di liberazione della donna che si opponeva all'idea degli uomini come classe sessuale dominante, alla violenza sessuale come affermazione del potere maschile sulle donne, e alle immagini mediatiche che dipingono la donna come passiva, frivola e sciocca. Il Movimento riconobbe che il potere patriarcale non si poteva semplicemente ridurre a una questione di controllo da parte degli uomini sulle donne, ma si concretizzava a un livello più personale, attraverso lo Stato impersonale. 


​DONNA E DIRITTI

​​Un classico esempio è la procedura giudiziaria nei casi di stupro analizzata da Catharine Mackinnon in un suo articolo del 1983. Indipendentemente dalla predisposizione personale del giudice, denunciava l'autrice, la procedura, con cui vengono giudicate le cause di violenza, finisce per mettere sotto processo l'accusatrice più che l'accusato, dimostrando come i pregiudizi impliciti nelle credenze sociali siano molto difficili da estirpare.

Il movimento femminista 
che reclamava dei diritti nella sfera pubblica, lottava contro, anche, l'oppressione maschile nella sfera privata. Gli studi di Dobash e Dobash, pubblicati nel 1992, documentano proprio, come l'opposizione avvenuta sul doppio binario pubblico/privato, abbia condotto in linea generale all'uguaglianza dei diritti formali tra uomini e donne: il diritto al voto, alla proprietà, il diritto a intentare un'azione legale, e così via. 

Il femminismo - inaugurato durante il decennio della donna delle Nazioni unite, 1975-85, l'impegno più prolungato sulle tematiche di genere mai realizzato da un'organizzazione internazionale – alla fine degli anni Ottanta entrava in crisi. Come mostra Cilla Bull Back in One World women's movement del 1988, all'interno del movimento si sviluppò un violento dibattito intorno alla questione del modello del femminismo americano, che le donne dei paesi del terzo mondo vedevano come una nuova forma di imperialismo culturale. Così, negli anni Novanta, divenne abituale tra femministe bianche delle classi medie parlare di femminismi anziché di femminismo, proprio per riconoscere la diversità e rifiutare il privilegio.

Non bastava riflettere, però, sottolineava Butler in Scambi di Genere del 1990, solo sul modo in cui le donne potrebbero essere più rappresentate nel linguaggio e nella politica; il femminismo dovrebbe considerare, invece, come la categoria donna, viene prodotta e delimitata dalle stesse strutture di potere dalle quali cerca l’emancipazione.

gb



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